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25 aprile e 1 Maggio 2020, un aiuto per la definitiva stesura di un doloroso capitolo della nostra storia | di Simonetta Colaiori

Ci sono frangenti in cui certe pagine di calendario vorremmo strapparle. Vorremmo bypassare certe giornate perché stentiamo a dargli un senso, perché le parole da dire rimangono soffocate in gola.

Ci sentiamo inermi.

Ma ciò non è possibile, perché il tempo non consente a nessuno di saltare dei giorni, bisogna viverli tutti nel bene o nel male. Così, come era già avvenuto per il 25 aprile, anche il Primo Maggio abbiamo dovuto confrontarci con questa sensazione di vuoto, perché la pandemia ha sovvertito tutti i nostri equilibri, ha stravolto la nostra normalità.

Noi siamo dentro la storia perché questo tragico evento  – per il suo carattere e le sue dimensioni apocalittiche –  è destinato ad essere tramandato ai posteri, impresso negli annali delle vicende che hanno caratterizzato non solo l’Italia ma il mondo intero, con tutta la loro carrellata di immagini tragiche e numeri devastanti.

Si tratta dell’evento più tragico che ha colpito il mondo dopo le due guerre mondiali, che hanno falciato migliaia di vite umane, sul terreno di battaglia, nei campi di concentramento, nelle città e nelle case. Un evento terribile di cui avvertiamo ancora il tocco gelido sulla pelle, quello che ci hanno tramandato i nostri nonni e/o i nostri genitori.

Pensavamo di essere immuni da ulteriori tragedie di così vaste proporzioni, escludevamo l’ipotesi di un’ulteriore guerra mondiale perché – con l’avvento delle armi nucleari – sapevamo che a nessuno Stato sarebbe mai convenuto un conflitto di questo tipo, che avrebbe prodotto l’estinzione totale del genere umano.

Certamente, abbiamo convissuto con altri drammi, generati dalle annose guerriglie del medio oriente, dal terrorismo islamico, da catastrofi naturali. Mai, tuttavia, avremmo potuto immaginare una pandemia a livello globale.

Il mondo si è fermato. Soprattutto la storia si è fermata.

E’ come se ci trovassimo sospesi, all’interno del capitolo di un libro di storia e ne stessimo ancora leggendo il contenuto.

Abbiamo compreso l’inizio della vicenda, ne stiamo seguendo l’evoluzione ma non conosciamo ancora quale sarà l’epilogo. La sensazione è che sarà possibile passare al capitolo successivo solo dopo la fine di quello sulle cui righe scorrono ancora i nostri occhi. Anche volendo, non potremmo mai saltare qualche pagina per dare una scorsa a quelle del capitolo successivo, per il semplice motivo che esso ancora non è stato scritto.

La storia riprenderà da lì. In quale modo non è dato sapere.

Sappiamo soltanto che nel nostro Paese la gran parte del popolo italiano ha reso una prova di grande responsabilità, pur subendo danni ingenti. Ha contato tanti morti, soprattutto la memoria storica del Paese stesso, quella classe di donne e di uomini che avevano vissuto la precedente ricostruzione, quella post bellica, e che avevano consegnato alle nuove generazioni un Paese nuovo, ricostruito, divenuto in breve tempo una delle più grandi potenze mondiali, nonostante le sue modeste dimensioni.

Un Paese dotato di uomini di grande ingegno, quello stesso ingegno che oggi  riscontriamo nelle donne e negli uomini che stanno fronteggiando la crisi sul campo di battaglia e che riscontreremo, ne siamo certi, in quelli che – una volta finita questa odissea – sapranno rimboccarsi le maniche per ricostruire, ancora una volta.

La resistenza e la liberazione sono i valori su cui il Paese ha saputo rigenerarsi dalle proprie ceneri dandosi una veste ed un corpo che si rispecchiano nella Costituzione. Il lavoro, invece, costituisce il valore che la Costituzione sublima quale fondamento della Repubblica.

Per questo motivo, il 25 aprile ed il primo maggio del 2020 sono date impresse nel capitolo che oggi la nostra storia sta ancora scrivendo ed i valori che sono insiti in esse sono proprio quelli che devono aiutarci per scriverne la fine e finalmente iniziare un nuovo paragrafo.

Sicuramente non abbiamo avuto alcuna voglia festeggiare, tantomeno di fare sfoggio di quelle tante parole che normalmente accompagnano queste ricorrenze.

Celebrarle, tuttavia, è  stato un nostro dovere morale nei confronti di tutti i  cittadini e di tutti i lavoratori vittime della pandemia.

Quell’immagine del Presidente Mattarella, solo e pensoso, davanti al Milite Ignoto incarna il nostro stato d’animo, i nostri sentimenti di profonda commozione per tutti coloro che hanno perso la vita a causa del Covid-19 e per quanti  sempre a causa del maledetto “mostro” il lavoro lo hanno perso oppure stanno lottando strenuamente per poterlo mantenere.

Combatteremo tutti insieme affinché il graduale ritorno alla normalità accompagni il rilancio di tutte le attività economiche e produttive del Paese, non soltanto perché il lavoro deve tornare a garantire dignità a tutti, nessuno escluso, ma anche per tracciare la strada maestra per la totale ricostruzione del Paese.

Simonetta Colaiori

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