Home » IN EVIDENZA » Ripartire dalla cultura | di Pierluigi Pietricola

Ripartire dalla cultura | di Pierluigi Pietricola

Non sono un economista. Tanto meno un politico. Voglio, quindi, guardarmi bene dal fare previsioni economiche o dal dare facili certezze. Credo, però, che in questa situazione vi sia una confusione tra diversi piani che coinvolgono l’esistenza.

Il primo: la nostra è vita meramente biologica? Dal modo con cui le discussioni vengono condotte quotidianamente parrebbe di sì. Questa, però, è una sciocchezza. Non ci troviamo, come ha giustamente osservato Giorgio Agamben, in condizioni di nuda vita. Ovvero di esistenza che vede coinvolto esclusivamente il corpo umano e nulla di più. L’uomo, nel suo vivere quotidiano, è anche: politica, società, economia, scienza, arte e cultura.

Il secondo: possono le altre forme di esistenza prevaricare la cosiddetta nuda vita biologica? La risposta è ovvia: no. Così come stupida sarebbe la prevalenza della biologia, altrettanto sciocca si rivelerebbe la preminenza delle altre forme del vivere.

Come recitano alcuni versi di Angelo Maria Ripellino: “Vivere è stare svegli/ e concedersi agli altri,/ dare di sé sempre il meglio/ e non essere scaltri./ Vivere è amare la vita/ con i suoi funerali e i suoi balli,/ trovare favole e miti/ nelle vicende più squallide./ Vivere è attendere il sole/ nei giorni di nera tempesta,/ schivare le gonfie parole,/ vestite con frange di festa./ Vivere è scegliere le umili/ melodie senza strepiti e spari,/ scendere verso l’autunno e non stancarsi d’amare”.

Vivere è tutto: piano biologico, culturale, sociale, e così via. Impensabile escludere un piano a favore di un altro. Non è ciò che tollereremmo come esseri umani. Non è quanto gli stati costituzionali possono concedere, benché ci si trovi in condizioni eccezionali da affrontare.

Questo per porre una domanda: che fare domani quando la tempesta sarà passata (perché, possiamo starne certi, passerà)? In che modo l’Italia potrà ripartire?

Si odono da più parti piani per riavviare la produzione industriale della piccola, media e grande impresa. Ciò che è più che giusto. Ma pensare l’Italia come paese che produca esclusivamente manufatti e numeri buoni alla finanza, è una visione limitata che non mi sento di abbracciare del tutto. Non per partigianeria, ma perché non penso che questo sia il settore su cui sia bene investire forze e risorse al massimo delle possibilità.

Credo, invece, che sia importante considerare l’altro aspetto, così bistrattato e ignorato da politici e certi pennivendoli che, davvero, potrebbe in poco tempo tirarci fuori dalla situazione di difficoltà in cui siamo: la cultura. Ovvero: turismo, musei, luoghi storici e paesaggistici vari, teatri, cinema e così via.

Perché il governo e il mondo della comunicazione non vi prestano la dovuta attenzione? Lo fanno, come consuetudine, sul piano retorico. Ma dal punto di vista sostanziale? Mi pare che quest’ultimo aspetto manchi.

Eppure gli operatori del mondo della cultura e del turismo tout court rappresentano un bacino fondamentale di risorse che l’Italia non può permettersi di moncare più di quanto già non fosse prima dell’emergenza legata al Sars CoV2.

Si parla, da qualche giorno, di turismo di prossimità. Ma cosa vuol dire? Perché giocare sulle parole invece di focalizzare l’attenzione su questioni concrete quali: come aiutare attori, cantanti lirici, ballerini per evitare loro lunghi periodi di disoccupazione? Lo sanno, coloro che ci amministrano, che gli artisti non hanno uno stipendio fisso e che guadagnano solo se lavorano in certe condizioni altrimenti rischiano la fame e, addirittura, la povertà?

E che dire dei lavoratori stagionali legati al mondo turistico? Anche costoro non beneficiano di un introito mensile fisso. Quindi come aiutarli facendo sì che il settore in cui prestano la loro opera torni attivo?

Per non parlare dei tanti precari di cui il mondo museale si avvale per offrire, talvolta ai limiti della decenza per le ristrettezze economiche, un servizio culturale ai cittadini affamati di conoscenza.
Il punto è che anche per il turismo e la cultura ci vogliono tecnici competenti, così come per la scienza e la medicina. Da tempo immemore, invece, il mondo della cultura è stato popolato da persone non all’altezza della situazione. E i risultati, ahinoi, sono sotto i nostri occhi.

Che fare, dunque?

Mi piacerebbe tanto offrire soluzioni direttamente. Ma, lo ripeto, non sono in condizioni di poterlo fare.

Tuttavia tornerà utile consultare un documento che mi è capitato di leggere in questi giorni e che si può reperire su questo sito internet: www.ripartiamodallitalia.it. Mi pare vi si possano trarre fruttuosi spunti in termini operativo-amministrativi da applicare al mondo del turismo e, di riflesso, a quello della cultura per intero: gli unici settori, insieme a scienza e ricerca a mio avviso, che possano consentire all’Italia una ripartenza degna del nome di una nazione di respiro internazionale quale è sempre stata per cultura ed intellettualità.

Pierluigi Pietricola

X