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Se io fossi… Guardasigilli | di Roberto Sellitti

Provate a immaginare un istituto di pena come un centro per l’impiego. Ma si avete capito bene, un Carcere che crea posti di lavoro, detta così… posso capirvi, ma vi esorto a ragionare in grande stile con lungimiranza e su vasti orizzonti, credetemi non sarebbe poi troppo difficile.

Oggi sul territorio nazionale abbiamo circa 230 o poco più istituti di pena, divisi in case di reclusione, e circondariali, in aggiunta agli istituti di sicurezza, mandamentali, di lavoro e agricole. Le grandi città sono logisticamente in prima fila.

Circa 61/62mila detenuti per una capienza di circa 48/50mila. Da qui evidente sovraffollamento oltre alla carenza di personale, agenti penitenziari e amministrativi, il Governo solo nel 2016 ha tagliato circa 4000 unita.

La nostra costituzione all’art.27 ci parla della rieducazione del detenuto: finalità cui tende la pena che consiste nel creare, durante l’esecuzione della stessa, le condizioni necessarie affinché il condannato possa, successivamente all’espiazione della condanna, reinserirsi nella società in modo dignitoso mettendolo in condizione, una volta in libertà, di non commettere reati.

“Riabilitare” un detenuto non vuol dire soltanto ricevere da parte sua la consapevolezza e il pentimento per aver “sbagliato” ma soprattutto fornirgli i mezzi necessari (riabilitazione) con proposte concrete, che possano condurlo, una volta pagato il suo debito con la giustizia ad un vero “reinserimento” nella società. Il cerchio sarà chiuso e la partita vinta solo quando il detenuto otterrà un’occupazione definitiva.

Tutto molto chiaro, “riabilitazione e reinserimento”, ma sappiamo tutti che siamo lontani dalla realtà, non accade nulla di tutto questo, anche se palesemente espresso dalla nostra Costituzione. Ma se i padri costituenti hanno pensato elaborato immaginato, insieme, che fosse possibile raggiungere questo stato di cose, perché non ci si riesce?

 Se io fossi… comincerei con il ristrutturare e costruire nuovi penitenziari, più accoglienti, sorridenti, idonei insomma, non dei 5 Stelle s’intende, ma quantomeno umani. Sono sicuro che questo nuovo fattore ambientale gioverebbe ai detenuti, un “soggiorno” tale trasmetterebbe positività, voglia di vivere, di fare, si sentirebbero considerati, accrescerebbe sicuramente la propria autostima, accendendo in loro vive fiammelle, di vita nuova e nelle regole. I grandi manager sanno che condizioni ambientali di lavoro soddisfacenti sono alla base per produzioni di alto profilo, a beneficio dei loro fatturati, vi chiederete e questo cosa c’entra… tra breve lo scoprirete.

“Non pensiamo al detenuto da 1a pagina, quello delle stragi delle mafie del 41bis, sono la minoranza, pensiamo al detenuto che sconta una pena per furto d’auto che non ha mai avuto una possibilità, che dalla nascita non ha mai trovato un’altra strada, e non l’ha mai conosciuta, il dovere di un Istituto di Pena è far conoscere quella benedetta strada e metterlo in condizioni di percorrerla. Il carcere per un detenuto non può e non deve essere una scatola a tempo, un orologio.

 Se io fossi…costruirei nuove carceri in prossimità di poli produttivi su tutto il territorio nazionale, ad esempio in Toscana c’è il distretto della moda, ma anche in Puglia c’è un polo della moda, ma senza più mano d’opera, ormai allo sbando. I detenuti una volta formati sarebbero pronti a lavorare con adeguate retribuzioni, l’Azienda acquisirebbe mano d’opera formata ad hoc.

A un costo differente, non escludendo assunzioni a tempo indeterminato a fine detenzione. Molte aziende probabilmente eviterebbero anche la delocalizzazione fuori confini.

Attenzione, so già a cosa state pensando, non mi si fraintenda, qua non si parla di sfruttamento del detenuto a favore dell’azienda, qua si parte da altre dinamiche da scenari nuovi, di buonsenso e riscatto.

Pensate a tute le figura tecniche e quindi professionali  racchiuse in questo nel mondo: tagliatori, disegnatori, progettisti, modellisti, sviluppatori prodotto, sarti, designer, figurinisti, prototipisti, ora immaginiamo tutti i poli produttivi e dividiamoli per categorie merceologiche, poi  divideteli ancora per figure professionali, proprio come ho fatto io per la moda, a questo punto non credo debba aggiungere altro, le potenzialità di formazione e inserimento nel mondo del lavoro sono chiare ed inimmaginabili.

Se io fossi… costruendo, ristrutturando, e costruendo ancora, magari darei una bella scossetta all’edilizia, aprendo un bel po’ di cantieri su e giù per l’Italia, e magari darei un bel po’ di lavoro agli agenti penitenziari. Per non parlare di nuovi occupati come dottori, psicologi, sociologi, più un indotto fatto di gestione mense, imprese di pulizie, lavanderie e tanto altro ancora.

Se io fossi… il carcere lo tirerei su con Aule, sì, aule con la A maiuscola e laboratori, per permettere al detenuto di iniziare o completare un percorso scolastico a tutti i livelli, anche universitario. Non dimenticate la Costituzione… Riabilitare e Reinserire, sto pensando solo a questo credetemi, avete idea di quanti insegnati dal mondo della scuola, soprattutto precari, troverebbero occupazione?

Se solo un piccolo 1%, magari un 5 col tempo un 10% dei detenuti, grazie a tutto questo, potesse avere un lavoro e con esso una nuova vita, i miei polmoni si riempirebbero d’aria, aria pura… e i vostri?

Non pensiate sia un sogno… è più facile di quanto si possa pensare o immaginare.

Se io fossi… ma sono solo un libero pensatore magari troppo sognatore…magari no.

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